
Soldati del battaglione Darknode, appartenente alla 412ª Brigata Nemesis dell’SBS, hanno abbattuto un drone d’attacco Shahed russo che era equipaggiato con un sistema portatile di missili antiaerei (MANPADS).
L’informazione è stata diffusa dal Comando delle Forze dei Sistemi Senza Equipaggio delle Forze Armate dell’Ucraina attraverso i propri canali social ufficiali.
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Secondo il comunicato, il drone era dotato di un modem radio e di una telecamera che consentivano il controllo remoto direttamente dal territorio della Federazione Russa. Inoltre, il UAV aveva la capacità di impiegare armamenti, in questo caso un missile antiaereo portatile installato sulla piattaforma.
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Questa è la seconda variante nota dell’impiego di droni Shahed armati per tentare di ingaggiare velivoli ucraini. Il primo caso ha riguardato uno Shahed adattato per trasportare un missile aria-aria R-60. In entrambi gli scenari, l’impiego dell’arma richiede che il velivolo — aereo o elicottero — si trovi davanti al drone, consentendo all’operatore russo di individuare il bersaglio ed effettuare il lancio del missile.
Il controllo di questi droni avviene da remoto tramite una rete di comunicazioni di tipo mesh, inizialmente testata sui droni esca Gerber e successivamente integrata negli Shahed operativi. Gli specialisti valutano che, contro i caccia dell’Aeronautica Militare ucraina, l’efficacia di questo tipo di soluzione sia limitata. Tuttavia, contro elicotteri e aeromobili leggeri, il sistema può rappresentare un rischio potenziale, sebbene non vi siano finora registrazioni confermate di ingaggi riusciti.

Evoluzione dei droni Shahed
Dalla loro introduzione nel conflitto nel 2022, i droni d’attacco Shahed hanno subito un’evoluzione significativa. In Russia, la loro produzione è stata localizzata in impianti nelle città di Yelabuga e Izhevsk, nella repubblica del Tatarstan, dove vengono realizzati con le denominazioni “Geranio” e “Harpia”.
Rispetto al modello iraniano originale Shahed-136, i droni attualmente impiegati presentano miglioramenti rilevanti, tra cui nuove testate più letali, sistemi di navigazione potenziati e una maggiore resistenza alle misure di guerra elettronica ucraine. Tra le soluzioni adottate figurano l’uso di antenne CRPA con maggiore canalizzazione e, più recentemente, antenne in grado di navigare tramite radiofari VOR/DME.
Vi sono inoltre tentativi di neutralizzare i sistemi di difesa aerea con mezzi non convenzionali, come l’installazione di proiettori a infrarossi sugli Shahed, progettati per rendere più difficile la visione notturna dei piloti durante le intercettazioni.
Il MANPADS 9K333 Verba

Il sistema portatile di missili antiaerei installato sul drone abbattuto è stato identificato come il russo 9K333 Verba. L’identificazione è stata possibile grazie alla marcatura sul contenitore di trasporto e lancio (9P333), oltre a specifiche caratteristiche visive. La marcatura indica inoltre l’anno di fabbricazione del sistema: 2025.
Adottato ufficialmente dall’Esercito russo nel 2015, il Verba è un sistema relativamente recente, sviluppato dall’Ufficio Progetti Mashinostroeniya, nella città di Kolomna. Rappresenta un’evoluzione del complesso Igla-S, derivato dal 9K38 Igla.
Rispetto all’Igla, il Verba dispone di una maggiore portata e di un inviluppo di ingaggio più ampio, potendo colpire bersagli a distanze fino a 6.000–6.400 metri e ad altitudini comprese tra 3.500 e 4.500 metri, a seconda della fonte.
Fonte e immagini: Telegram @usf_army | @army_tv | Militarnyi. Questo contenuto è stato creato con l’aiuto dell’IA e revisionato dalla redazione.
