Rotolando sulla Luna: l’innovazione termoplastica delle ruote Michelin per le missioni lunari

Auto innovativa (Michelin)
Auto innovativa (Michelin)

Progettate per resistere all’ambiente estremo della Luna, le nuove ruote Michelin promettono di rivoluzionare la mobilità spaziale — e, in futuro, anche quella terrestre

Pensa a un rover lunare. Forse ti viene in mente quello del 1971 o il veicolo utilizzato da Matt Damon in “The Martian”. Ma i prossimi modelli americani avranno un aspetto molto diverso — e questo inizia dalle ruote. Secondo Cyrille Roget, direttore dell’innovazione scientifica di Michelin, queste non possono più essere chiamate pneumatici: non contengono aria, sono completamente solide e realizzate con un termoplastico ad alte prestazioni.

Queste ruote devono soddisfare requisiti estremi. Il nuovo veicolo esplorerà la Luna per circa dieci anni, affrontando sia missioni con equipaggio che autonome su terreni ostili. Per questo motivo, ogni ruota è stata sottoposta a severi test, resistendo a temperature che vanno da -240°C a oltre 100°C, oltre a sopportare radiazioni solari e galattiche e mantenere la trazione su un suolo lunare altamente instabile.

Perché investire così tanto in una tecnologia apparentemente così distante dalla realtà quotidiana? Michelin crede che le applicazioni spaziali porteranno apprendimento cruciali che potranno essere adattati per pneumatici e ruote innovativi qui sulla Terra.

Nel 2023, la NASA ha selezionato tre finalisti per sviluppare il nuovo rover lunare: Lunar Outpost, Venturi Astrolab e Intuitive Machines. Quest’ultima ha formato una partnership con Michelin, AVL, Boeing e Northrop Grumman, ricevendo 30 milioni di dollari per uno studio di fattibilità della missione.

Alla ricerca di una soluzione robusta, il team Michelin ha iniziato con quello che conosce meglio: la gomma. Ma si è subito reso conto che il materiale, sebbene affidabile sulla Terra, sarebbe risultato inadeguato nell’ambiente lunare, dove sarebbe diventato fragile a temperature estremamente basse. L’alternativa è stata progettare ruote composte da raggi flessibili in termoplastica a forma di S, che collegano il centro alla parte esterna del battistrada.

Poiché i rover non possono portare ruote di scorta, il progetto deve garantire una durata totale. Se uno dei raggi si rompe, la ruota continua a funzionare, evitando guasti critici durante la missione.

Un’altra sfida è il terreno e la gravità lunare, che è solo un sesto di quella terrestre. Questo richiede ruote con una grande area di contatto e la capacità di adattarsi a pendenze fino a 20 gradi su terreni sabbiosi.

Per Roget, il vero valore risiede nell’apprendimento. Sottolinea che i pneumatici sono, per natura, combinazioni improbabili di materiali che, se ben bilanciati, funzionano per milioni di cicli. L’ambiente lunare fungerà da laboratorio estremo per testare e perfezionare queste idee.

„Abbiamo un team motivato da uno scopo straordinario”, afferma Roget. „Oltre a cercare soluzioni per la Luna, stiamo creando tecnologie che potrebbero migliorare la vita qui sulla Terra.”

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Fonte e immagini: Car and Driver / Michelin. Questo contenuto è stato creato con l’aiuto dell’IA e rivisitato dal team editoriale.

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