
Il Pentagono ha annunciato una grande riforma per massificare l’uso di droni di piccole dimensioni, inclusi modelli armati, in tutte le forze armate degli Stati Uniti.
Il cambiamento più radicale riguarda il trattamento di questi dispositivi come “munizioni consumabili”, semplificando la loro acquisizione e operazione. Ora, i comandanti di livello intermedio (come colonnelli e capitani della Marina) avranno l’autonomia per acquistare e autorizzare l’uso di questi droni, accelerando così la risposta in combattimento. Questa misura mira a correggere la lentezza storica degli Stati Uniti nell’adottare questa tecnologia, mentre conflitti come la guerra in Ucraina ne mostrano l’impatto decisivo.
La nuova strategia dà priorità a droni economici, usa e getta e di produzione americana, con un focus sui modelli dei Gruppi 1 e 2 (fino a 25 kg e 460 km/h). Saranno integrati in allenamenti realistici, comprese simulazioni di “guerre di droni”. Inoltre, le basi militari disporranno di aree dedicate ai test, e entro il 2026 tutte le flotte dovranno essere equipaggiate con questi dispositivi, principalmente nell’Indo-Pacifico, una regione strategica contro la Cina.
Il piano incoraggia anche l’innovazione rapida, consentendo alle truppe di utilizzare stampanti 3D per fabbricare droni sul campo.
Nonostante i progressi, persistono delle sfide: la produzione attuale negli Stati Uniti è insignificante rispetto alle 200.000 unità mensili prodotte dall’Ucraina e la dipendenza dai componenti cinesi è preoccupante. Tuttavia, il Pentagono confida che il cambiamento di mentalità, unito alla decentralizzazione delle decisioni, sarà un “cambiamento radicale”. Come ha sottolineato un generale dei Marine: “Un soldato con un drone può essere altrettanto letale a 20 km quanto lo era con una granata a 30 metri.”
Fonte: The War Zone | Foto: X @USArmy | Questo contenuto è stato creato con l’aiuto dell’IA e revisionato dal team editoriale
