
Foto diffuse dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) mostrano le Forze Armate americane in azione durante l’operazione Epic Fury in Iran.
L’operazione congiunta Stati Uniti–Israele, iniziata il 28 febbraio dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei in risposta ad attacchi contro siti con presenza americana nella regione, è in corso da oltre un mese.

Da allora, l’esercito statunitense ha coordinato attacchi di precisione contro basi, depositi di armi e centri logistici in Iran, utilizzando missili da crociera, aviazione imbarcata, droni di sorveglianza e attacco, e rafforzando le difese antimissile per proteggere truppe e alleati.
Secondo il Pentagono, gli obiettivi principali dell’operazione Epic Fury sono contenere le attività di gruppi terroristici in Iran, proteggere le rotte commerciali e rispondere alle minacce dirette contro le forze e gli interessi americani nella regione.

In recenti interviste, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che il conflitto con l’Iran potrebbe concludersi in “due o tre settimane”, difendendo una strategia basata su attacchi intensivi per neutralizzare rapidamente la capacità militare avversaria.

La dichiarazione, tuttavia, contrasta con le valutazioni di analisti e funzionari riportate dai media, che indicano uno scenario più complesso. Nonostante le prime settimane di bombardamenti e operazioni navali condotte dal CENTCOM, le forze iraniane e i gruppi alleati continuano a effettuare attacchi nella regione.

Rapporti recenti indicano anche un aumento dei costi dell’operazione, già stimati in decine di miliardi di dollari, oltre a perdite tra i militari americani. L’impatto economico e logistico si estende oltre il campo di battaglia, influenzando il commercio marittimo e il mercato globale del petrolio.
Foto: U.S. Central Command / U.S. Central Command Public Affairs. Questo contenuto è stato creato con l’aiuto dell’IA e revisionato dal team editoriale.
